Il santuario della Madonna del Summano sorge a 1200 metri, vicino alla vetta del Monte Summano, nelle Prealpi Vicentine: un monte a cono con due punte, fra Santorso e Piovene Rocchette. Ci si arriva a piedi, e la sua storia è più lunga della chiesa ricostruita a fine Ottocento.
Un monte sacro prima dei cristiani
Il Summano era una meta di riti molto prima del cristianesimo. Nella grotta di Bocca Lorenza, sul lato sud, furono sepolte asce di rame fra le più antiche d'Italia; sulla cima l'archeologia ha trovato fibule, monete, ossa, ceneri e pesi da telaio, e due statuette d'argento romane: segni di un santuario antico, dove i pellegrini dell'età del ferro portavano offerte e accendevano grandi fuochi. La tradizione racconta che nell'anno 77 il protovescovo di Padova, San Prosdocimo, abbatté sulla cima il tempio pagano, dedicato secondo alcuni al dio Summano e secondo altri all'idolo di Plutone, e vi pose la prima pietra di una chiesa per Maria; la stessa tradizione ne fa il primo santuario mariano d'Europa. È, appunto, una leggenda.
Frate Tixio e i Girolimini
Il primo documento scritto è del 1305 e nomina frate Tixio, «priore di Santa Maria», a capo di un piccolo monastero sulla cima. Per tutto il medioevo il santuario fu affidato al clero secolare; nel 1452, per interessamento del cardinale Pietro Barbo, vescovo di Vicenza, passò ai Poveri Eremiti di San Girolamo, i seguaci di Pietro Gambacorta da Pisa, chiamati Girolimini. Con loro il santuario visse il suo periodo migliore, fra il XV e il XVIII secolo: la cappella divenne una chiesa a tre navate, consacrata nel 1516, fu alzato il campanile e ingrandito il convento.
Le comunità che salivano regolarmente in processione erano 44, e i frati erano così amati che nel 1656 il parroco di Piovene pretese che non dicessero messa prima della fine di quella in parrocchia, perché erano in gioco le elemosine. Nel XVII secolo le opere di G. Giordani e del padre girolimino Eusebio Giordano raccolsero in dodici gruppi i miracoli avvenuti fra il 1488 e il 1619. L'8 settembre si esponeva una teca d'argento con una reliquia, capelli della Vergine, ricordata dal Sajanello nel 1760 e poi andata perduta. La salita restava dura: le cronache ricordano che diciotto pellegrini di una confraternita di San Pietro Mussolino, sorpresi dalla notte, dal vento e dalla neve, morirono sul monte.
La soppressione e le due Madonne
Fin dalle origini sull'altare maggiore c'era una statua di legno della Madonna seduta, con il Bambino benedicente che incrocia i piedi come fanno i piccoli. Nel 1730 fu fatto un nuovo altare di marmo con una nuova statua in pietra colombina, una Madonna slanciata in piedi, e quella di legno passò nel convento. Con un decreto del 26 gennaio 1774 la Repubblica veneta soppresse, insieme ad altri, il monastero di Santa Maria di Monte Summano; i frati se ne andarono nel 1777, salutando il monte con un falò così alto che lo si vide dalla pianura.
La statua di pietra fu portata nella chiesa del Santo a Santorso, dove nel 1783 le fu costruita una cappella con l'altare del 1730. Quella di legno, la «Regina del monte Summano» del Quattrocento, scese a Piovene e il 26 luglio 1787 fu portata in processione nella chiesa dell'Angelo, subito sopra l'abitato, appena ricostruita per lei. Da allora, circa ogni dieci anni, la statua viene portata in paese e riaccompagnata al suo santuario.
La chiesa di fine Ottocento
Rimasto senza frati, il santuario sul monte andò in rovina, e con l'abbandono si persero anche le tavolette votive dipinte che coprivano le pareti. Alla fine dell'Ottocento la chiesa fu in parte ricostruita, fedele alle forme del Settecento: l'iniziativa partì dal parroco di Santorso, i fondi li mise il senatore Rossi. All'interno è venerata una statua di marmo della Madonna del Monte Summano.
La salita e la cima
Dal santuario i sentieri proseguono fino alla cima, da cui si vedono la pianura vicentina e le montagne intorno; lungo la strada si incontrano resti delle fortificazioni della Prima guerra mondiale, e sul monte si aprono numerose grotte e cavità naturali. La varietà di piante, dalla pianura alla montagna nell'arco di una passeggiata, richiamava già due botanici, Luca Ghini, fondatore nel 1543 dell'orto botanico di Pisa, e Luigi Anguillara, il primo a custodire l'Orto botanico di Padova: venivano qui a cercare specie nuove, guidati dai frati.
