Storia · 4 min di lettura

Il Pilastrello di Lendinara: la statuetta del temporale del 1509 e la fonte del Bagno della Madonna

Il santuario del Pilastrello a Lendinara nasce dalla statuetta portata dal temporale del 1509 e dalla fonte che diventava rossa; basilica dal 1911.

Il santuario del Pilastrello a Lendinara col campanile alto, lungo l'Adige, e la fontana degli angeli
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il santuario della Beata Vergine del Pilastrello sta a Lendinara, in provincia di Rovigo, in fondo allo stradone della Madonna. Custodisce la statua che sostituisce la Madonna di legno scuro rubata nel 1981 e una fonte che, secondo la tradizione, diventava rossa.

La notte del temporale del 1509

Nella notte fra l'8 e il 9 maggio 1509 un temporale violentissimo si abbatté su Lendinara, facendo gravi danni. Secondo la tradizione, all'alba Matteo Brandolese, che arrivava da Cavazzana, vide un bagliore vicino alla casa di Giovanni Borezzo: la statuetta della Madonna col Bambino che Borezzo teneva in una nicchia sulla facciata era stata strappata dal vento e portata sopra una siepe, intatta e splendente di luce. Restò lì per giorni, meta di curiosi e di fedeli, finché l'avvocato Lorenzo Malmignati fece costruire a sue spese un capitello con un altare per ospitarla.

L'acqua color sangue del 1576

Nella primavera del 1576 Ludovico Borezzo volle restaurare il capitello cadente. Secondo la tradizione, ogni volta che i muratori prendevano l'acqua di una fonte vicina per stemperare la calce, l'acqua, chiara e limpida, diventava color sangue; più tardi si disse che si tingeva di rosso quando qualcuno bestemmiava. Il fenomeno si ripeté al termine di una processione per la peste per le vie della città, e alla fonte si attribuirono presto guarigioni miracolose.

Nel 1577 il Consiglio cittadino propose di costruire un tempio di ringraziamento; si aprì il processo canonico sui miracoli e il 26 agosto 1577 fu posata la prima pietra. Dal 1578 il santuario fu affidato ai monaci benedettini olivetani, e il 16 maggio 1579 la statuetta fu portata nella nuova chiesa, dove fu deviata anche l'acqua della fonte, raccolta in una vasca che diventò il «Bagno della Madonna», nella quale i malati andavano a chiedere la guarigione.

La Madonna Nera e il nome Pilastrello

La statuetta, alta poco più di 30 centimetri, era ricavata da un solo pezzo di legno d'olivo, di colore scuro: da qui il nome di Madonna Nera. Mostrava Maria seduta in trono, con la corona, che teneva in braccio il Bambino, anch'egli incoronato e benedicente; già nel 1576 era vestita, anche per nascondere un incavo rustico sul retro.

Sul nome Pilastrello ci sono varie ipotesi: la parola dialettale per capitello, oppure la colonnina su cui la statua fu messa per mostrarla ai fedeli; la più accreditata lo lega ai soldati spagnoli che nel Cinquecento stavano a Lendinara e che nella piccola Madonna avrebbero rivisto la Madonna del Pilar di Saragozza.

Nel 1595 Lendinara, detta «Atene del Polesine» per il rilievo artistico, letterario e storico avuto dal Cinquecento in poi, si consacrò alla Vergine, e la sua effigie entrò nello stemma civico; nel 1695 la statua fu incoronata. Il titolo del santuario è la Natività di Maria, festeggiata l'8 settembre, e nella prima metà di quel mese Lendinara dedica alla sua Madonna una fiera secolare.

Il 4 settembre 1981 ladri attratti dai gioielli e dagli ex voto d'oro che la coprivano la rubarono, e non fu più ritrovata: ne restò solo la mano benedicente del Bambino. La nuova statua, in cirmolo, è dello scultore gardenese Ferdinando Prinoth; Giovanni Paolo II la benedisse il 30 dicembre 1981 e il 1° gennaio 1982 fu messa nella sua nicchia.

La chiesa, il campanile e le tele

Il campanile, alto 50,17 metri, fu costruito fra il 1738 e il 1741 su progetto attribuito a Francesco Santini. I monaci lasciarono Lendinara per decreto della Repubblica veneta il 29 ottobre 1771. Fra Settecento e Ottocento la chiesa fu trasformata dall'architetto lendinarese don Giacomo Baccari, che aggiunse le navate laterali; la facciata è del 1805. I monaci tornarono nel 1905, dopo 134 anni, e nel gennaio 1911 il santuario divenne basilica minore.

Sull'arco del presbiterio è scritto «LENDINARIENSIUM THESAURUS», il tesoro dei lendinaresi. La statua sta dietro l'altare maggiore, in una «gloria» di marmo con angeli attribuita a Giovanni Marchiori, raggiungibile da due scalinate; ai lati dell'altare le statue dell'Umiltà e della Verginità. Giuseppe Chiacigh affrescò le volte con i miracoli della Madonna a Lendinara: al centro la Vergine in gloria che dà forza alla statuetta, ai lati la città preservata dalla peste del 1630 e dalle rotte dell'Adige.

Fra le tele ci sono un'«Ascensione» di Paolo Veronese, verso il 1580, con il committente Vincenzo Malmignati, un «San Bartolomeo in gloria» dei Tintoretto con i committenti Malmignati, il «Battesimo di Cristo» dipinto dal Montemezzano, discepolo del Veronese, e un San Francesco di Giuseppe Angeli. Angelo Trevisani dipinse nel Settecento le tele sulla storia del Pilastrello, fra cui quella di Francesca Bimbato, ritrovata viva nel 1613 dopo essere annegata nel Canalbianco.

Il Bagno della Madonna

Dalla navata sinistra si entra nel Bagno. Nell'atrio c'è il Pilastrello di marmo, del 1909, con quattro nicchie dove l'acqua della fonte esce dalla bocca di quattro angeli, sotto una Madonna di bronzo dorato del 1910; oltre, la cappella a tre navate custodisce la vasca, con intorno il ciclo ottocentesco di dodici tele del pittore Giovanni Baccari con i miracoli della Vergine.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Lendinara, a 1,5 km di strada: ci si arriva a piedi.

Per chi viaggia in autostrada l'uscita più vicina è Badia Polesine-Lendinara: restano 6,7 km, 7 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Santuario della Beata Vergine del Pilastrello.

Info utili

Dove si trova
Lendinara (RO)
Coordinate
45,08454 N, 11,60661 E (Santuario della Beata Vergine del Pilastrello) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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