A Scorzè (VE), nella pianura a nord di Venezia e culla del radicchio trevigiano, sgorga un'acqua un tempo ritenuta curativa: la sua fama, si racconta, risale ai Romani dei tempi di Cesare. Dalla sua sorgente è nata l'Acqua Minerale San Benedetto, che nel 2023 era venduta in oltre 105 Paesi.
Antica Fonte della Salute
Durante la Repubblica Veneta le famiglie di Venezia, nobili o di umili condizioni, andavano a prendere l'acqua di Scorzè, allora nota come Antica Fonte della Salute. Già nel Settecento i documenti della Serenissima ne lodavano il sapore e la dicevano «pura e cristallina», buona per lo stomaco, per l'intestino e per tutto il corpo. Per secoli l'acqua di Scorzè ebbe fama di essere buona, ma solo nel Novecento qualcuno la mise in bottiglia.
Nel Veneto del secondo dopoguerra l'acqua si beveva in due modi: per allungare lo spritz e il vino, che in zona superava i 100 litri all'anno a testa, oppure alle fonti, avvolte da leggende che le volevano millenarie e curative. Erano le cosiddette «acque marce», considerate tanto più efficaci quanto più avevano un odore aspro, per lo zolfo. Fra queste fonti Scorzè era un'eccezione: la sua fama di acqua della salute era fondata. La sua acqua nasce dai ghiacciai delle Dolomiti e scorre in profondità fra le rocce calcaree, dove raccoglie sali minerali, soprattutto sodio e magnesio; torna in superficie dopo essersi filtrata in modo naturale fra pietre e sabbia.
Fratelli Scattolin e nascita della San Benedetto
Alla fine degli anni Quaranta la sorgente apparteneva a due fratelli, Bruno ed Ermenegildo Scattolin, detto Ilo, che avevano anche uno spaccio di coloniali e alimentari. All'inizio l'acqua non la vendevano: fu il farmacista del paese a convincerli a fare le pratiche. Il permesso di vendere l'acqua alla fonte, lo «smercio in sito», arrivò nel 1951.
Nel 1956 arrivò la licenza per imbottigliarla e venderla anche lontano da Scorzè: nacque così la società Acqua Minerale San Benedetto. Accanto agli Scattolin entrarono dei parenti alla lontana, gli Zoppas, una famiglia importante della zona, con Augusto presidente e socio per un terzo. Il nome è quello di san Benedetto, patrono di Scorzè, festeggiato il 21 marzo con l'arrivo della primavera e della «rondine sotto il tetto»; l'atto della società fu registrato il 10 aprile, e mancò quella ricorrenza per poco. Lo stesso 10 aprile nacque il primo stabilimento, a Scorzè, e la competenza tecnica degli Zoppas permise un impianto notevole per l'epoca, da 2.000 bottiglie l'ora.
Gli Zoppas, in quegli anni, erano in tutt'altra scalata: Ferdinando aveva aperto quasi mezzo secolo prima un'officina dove si riparavano cucine economiche, soprattutto tedesche, e quell'officina era diventata un'industria di elettrodomestici con 2.000 operai, che conservava nel logo la «z» gotica delle origini; durante la guerra le sue officine erano state costrette a riparare i carri armati della Wehrmacht.
Nel 1959 la San Benedetto diventò una società per azioni con la maggioranza agli Zoppas, ma gli Scattolin restarono al centro della ditta. Espandersi non era facile: poche grandi marche controllavano il mercato, la grande distribuzione non esisteva ancora e la minerale si beveva soprattutto d'estate. Una decina d'anni dopo la nascita della società per azioni, davanti alle nuove esigenze finanziarie, gli Scattolin uscirono.
Vetro, poi plastica
Le bottiglie erano di vetro, con il vuoto a rendere: d'inverno si spaccavano col gelo nei depositi, d'estate la pressione faceva saltare i tappi, e il trasporto era caro e faticoso. Nel 1967 l'acqua San Benedetto smise di viaggiare nelle casse di legno e passò a quelle di plastica, più leggere.
Nel 1970 morì Luigi Zoppas, il leader della famiglia, e nella crisi del gruppo, finito dopo lunghe vicende alla svedese Electrolux, anche la San Benedetto fu messa in vendita, ma non trovò compratori. Suo figlio Enrico, uno dei cinque figli, vent'anni, ancora da laurearsi e da fare il militare, decise di non svendere il marchio e prese in mano l'azienda con l'amico Giuliano De Polo, che gli restò accanto fino al 2004, l'anno in cui De Polo morì.
I due seguirono il precetto dei manuali americani per chi è più piccolo dei concorrenti, «try harder», cioè «mettercela tutta»: De Polo ridusse da 15 a 6 micron il telo di plastica che avvolge le bottiglie, e la «mungitrice» automatizzò la linea di produzione.
Il vetro costava sempre di più, e il sistema delle rese favoriva i grandi: San Benedetto lanciò per prima in Italia il vetro a perdere, poi puntò sul PET (polietilene tereftalato). Il PVC non lo usò mai; il PET, brevettato nel 1973, è adatto agli alimenti, riciclabile, infrangibile e regge la pressione dell'anidride carbonica. In Giappone i due comprarono le macchine, nei primi anni Ottanta usarono le bottiglie in PET per l'aranciata rossa e nel 1983 ottennero l'autorizzazione del Ministero per l'acqua minerale.
Brevetti e ambiente
Per l'acqua frizzante serviva un fondo di bottiglia che reggesse: l'americana Continental ne aveva uno simile ai petali di un fiore. Zoppas e De Polo presero un Concorde da Londra per trattare, e dopo una trattativa estenuante ottennero il brevetto in esclusiva fino al 1990; seguirono lunghe cause con un concorrente francese. Nel 1993 arrivò un impianto di imbottigliamento completamente asettico, nel 1998 il brevetto del tappo richiudibile «push&pull». Sul fronte ambientale, nel 2009 l'azienda firmò con il ministero dell'Ambiente un accordo per misurare l'impronta di carbonio dell'acqua minerale e nel 2010 lanciò Easy, la prima bottiglia di acqua minerale a CO2 compensata; l'accordo fu rinnovato nel 2011.
Stabilimenti e marchi nel mondo
Dal 1984 il gruppo produsse i marchi Schweppes e dal 1988 Pepsi. Dagli anni Novanta, fra nuovi stabilimenti e acquisizioni, aggiunse altre cinque fonti in Italia, da Popoli nel 1995 a Viggianello e Atella nel 2015, e stabilimenti in cinque Paesi esteri, fra cui Spagna, Messico e Polonia. Nel 2015 lo stabilimento di Scorzè, in viale Kennedy, imbottigliava le acque San Benedetto, Fonte Guizza e Sorgente del Bucaneve, e chiese di dismettere una linea per le bottiglie di vetro.
Nel 2016 il gruppo contava 1.800 dipendenti e 44 linee di imbottigliamento in Italia, capaci di 19 milioni di bottiglie al giorno, ed era attivo in circa 100 Paesi; in azienda era entrata la terza generazione, con Matteo Zoppas e Tullio Versace, nipoti del presidente Enrico Zoppas. Nel 2023 il gruppo guidava il mercato italiano delle bevande analcoliche.
Rondine e 60 anni
Negli anni del boom economico la rondine di San Benedetto diventò l'icona del marchio; negli anni Novanta arrivò l'accoppiata con la primavera. Fra sponsorizzazioni e pubblicità sono passati il Festival di Sanremo, Masterchef Italia, gli Internazionali d'Italia di tennis e le grandi maratone, e testimonial come Pippo Baudo, Lella Costa e Gerry Scotti.
Nel 2016 l'azienda compì 60 anni e li festeggiò con la mostra «Un futuro nato da una grande storia», prima all'Università Ca' Foscari di Venezia e poi al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, e con il libro «Un lungo sorso di freschezza» di Luca Masia, con la prefazione di Ferruccio de Bortoli, che ricorda la dedizione al lavoro dei fratelli Scattolin. Quella mostra è diventata il nucleo del museo aziendale di Scorzè, in viale Kennedy 65, che con documenti, immagini e video ripercorre la storia dell'azienda dal 1956.
