Storia · 7 min di lettura

Fara, Braida, Romano: i toponimi longobardi della pedemontana

Sui colli fra Piave e Brenta i Longobardi hanno lasciato nomi di luogo: Braida ai piedi di Asolo, Fara fra Fonte e Paderno, Romano forse dall'arimannia.

La pedemontana fra Piave e Brenta: i due fiumi nella pianura e le colline con i fumi dei villaggi
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Nella pedemontana fra Piave e Brenta i Longobardi hanno lasciato numerosi nomi di luogo. Braida ai piedi di Asolo, Fara fra Fonte e Paderno, Gheda a Possagno e Guizza a Pederoba vengono dalla loro lingua, come Farra di Soligo, mentre per Romano l'origine longobarda è discussa.

Colli dal Piave al Brenta, e i segnali di fumo

Dei popoli passati per queste valli, quello che ha lasciato più tracce nella pedemontana è il longobardo: dal VI secolo d.C. i Longobardi si stabilirono in queste terre e le ripopolarono. Il motivo per cui si fermarono proprio sui colli è militare, e si capisce guardando la carta di allora. Marciando dal Friuli verso Milano avevano lasciato fuori Oderzo e Padova, rimaste ai Bizantini come pericolosi avamposti.

Nella prima fase della conquista presero soltanto i territori più a nord, distesi lungo la fascia pedemontana e collinare, e vi lasciarono una frattura destinata a durare: Padova e Monselice caddero solo nel 601-603, Concordia nel 615-616, Oderzo non prima del 639, con re Rotari, e Oderzo fu presa definitivamente nel 667, mentre uno stretto cordone sulla costa restò, almeno di nome, ai Bizantini.

Di qui l'idea che si ritiene più probabile: una fila di insediamenti e di posti di vedetta sui colli che corrono fra il Piave e il Brenta, forse ricavati da precedenti postazioni difensive romane, piazzati in modo da tenere d'occhio la pianura e da potersi parlare con segnali di fumo. I colli della pedemontana rientrarono così in quel sistema difensivo, e il loro nome porta il segno di chi li presidiava: delle due dominazioni, la longobarda fra il 568 e il 774 e la franca fra il 774 e l'888, restano poche altre tracce.

Braida, Fara, Romano, Gheda, Guizza

I toponimi sono molti, e ognuno dice una funzione. Braida, ai piedi di Asolo, è un termine che indicava l'area suburbana. Fara, fra Fonte e Paderno, era un antico accampamento di soldati. Romano viene fatto derivare da «arimannia», cioè da un insediamento di guerrieri; per Romano d'Ezzelino, citato nei documenti dal 1076, gli studi di toponomastica giudicano però poco convincente il legame con gli arimanni e leggono nel nome un Romanus, nome di persona, oppure un villaggio abitato da Romani. Longobardi sono anche Gheda, a Possagno, e Guizza, a Pederoba.

Fuori dall'Asolano c'è il caso di Farra di Soligo, il cui nome nasce senza dubbio dalla voce longobarda «fara». Il paese sta su una direttrice est-ovest, circa a metà fra il tracciato della Claudia Augusta e il punto in cui la strada del Praderadego scende in pianura: un passaggio che, almeno dall'età tardoantica, ebbe un sicuro peso strategico e militare.

Fare, i gruppi di guerrieri di Gisulfo

La parola viene dall'arrivo dei Longobardi in Italia. Re Alboino entrò nel Friuli senza incontrare resistenza e affidò al nipote Gisulfo la difesa di quel territorio da possibili invasioni; il giovane chiese allora delle «fare», cioè gruppi di guerrieri uniti da legami di parentela. Da quel termine prendono il nome paesi come Fara Vicentina, Fara d'Adda, Fara Sabina e Fara Novarese.

Allo stesso mondo rimanda la lettura di Romano come «arimannia». Gli arimanni erano guerrieri di condizione libera, inquadrati nell'esercito e uniti ai loro re da rapporti di collaborazione; per questi gruppi la guerra era il tratto che definiva l'identità del ceto dominante. Furono schiere di arimanni, scendendo lungo l'Appennino, a conquistare la Tuscia e Spoleto.

Del resto anche il nome del popolo è una parola da spiegare: Longobardi verrebbe da «lunga barba», o secondo un'altra lettura da «lunga lancia». Nel Veneto conquistarono prima Vicenza e Verona, e a Verona Alboino si stabilì nel palazzo fatto costruire da Teodorico; e fra i loro ducati principali c'erano Treviso e Vicenza, città già sedi di vescovi, dove l'autorità civile era a volte un gastaldo nominato dal re, a volte condivisa con un duca.

Necropoli lungo la strada pedemontana

Che quei colli fossero una linea anche per i morti lo dicono le tombe. Nel Veneto la massima concentrazione dei ritrovamenti di tipo longobardo, che nell'insieme vanno dalla fine del sesto alla fine del settimo secolo, si trova nella fascia centrale della regione, e i manufatti stanno per la maggior parte vicino a importanti vie di comunicazione: accanto alla Postumia fra Vicenza e Verona va citata la via pedemontana fra Vittorio Veneto e Bassano.

Nel Trevigiano i luoghi delle sepolture con armi, che si attribuiscono a guerrieri, sono tre: Vittorio Veneto, Farra di Soligo e, sconfinando nel Vicentino, Bassano del Grappa. Stanno tutti sulla strada pedemontana che collega il Pordenonese all'alto Vicentino, forse il seguito di quella via, ricordata da Venanzio Fortunato, che sfiorava l'alta pianura friulana. A Farra di Soligo la necropoli è stata distrutta in due riprese fra gli anni Venti e gli anni Settanta del XX secolo, e non sorprende che ne siano venute armi del settimo secolo — tre spade e una punta di lancia — insieme all'umbone di uno scudo da parata, risalente ai primi decenni di quel secolo.

Dello stesso genere è una tomba con crocetta d'oro e spatha, della prima metà del settimo secolo, scoperta nell'Ottocento a S. Michele di Salsa, a Vittorio Veneto: l'area, compresa fra Serravalle e Ceneda, si stende sotto il colle di S. Paolo, che gli studiosi indicano come sede del castrum di Ceneda citato da Paolo Diacono, anche se testimonianze archeologiche certe mancano.

Di Borso del Grappa, in località Cassanego, si sa meno: la necropoli fu scavata solo in parte nel 1994 e nel 1995, e le sue tredici tombe in semplice fossa terragna, cioè scavate direttamente nel terreno, hanno dato in tutto tre pettini in osso. Di chi vi fosse sepolto non si può dire nulla, ma il sito sta sulla medesima linea pedemontana che da Vittorio Veneto e Farra di Soligo porta a Bassano del Grappa.

Da Bassano la strada pedemontana forse scendeva poi a Vicenza passando per Sandrigo e Dueville, e anche lì le tombe lo confermano. A Dueville, ai limiti dell'alta pianura, le prime sepolture altomedievali vennero alla luce nel 1911 in località Belvedere, con punte di lancia, spade, scramasax e un umbone di scudo, corredi andati quasi tutti distrutti nella seconda guerra mondiale; a Sandrigo, sulla stessa strada fra Bassano e Vicenza, le tombe scoperte negli anni Venti avevano armi e armille a estremità ingrossate, ma i materiali sono andati dispersi.

Le testimonianze funerarie altomedievali del Trevigiano furono censite per la mostra «Il tempo dei Longobardi. Materiali di età longobarda dal Trevigiano», che il Museo del Cenedese di Vittorio Veneto allestì nel 1999.

Vescovado di Asolo, chiese e nomi di persona

Le tracce longobarde della pedemontana non stanno solo nei nomi dei luoghi. Si riconoscono nei nomi propri — Romilda, Adalgiso, Matilde, Leonildo — e nella dedicazione delle chiese più antiche, come San Martino, San Giorgio e San Bartolomeo, i cui primi edifici vengono datati fra il settimo e l'ottavo secolo: la zona, si ritiene, era stata evangelizzata già in epoca romana dall'antica diocesi di Padova, dalla quale Asolo dipese.

Quella diocesi decadde proprio nel periodo longobardo, e la sua cattedra rimase senza vescovo finché nell'ottavo secolo non giunsero i Franchi. Asolo invece divenne con ogni probabilità sede vescovile verso la fine del sesto secolo, in epoca longobarda: il primo vescovo noto, Agnello, prese parte al sinodo di Marano, e un secondo, Artemio, a quello di Mantova dell'827. Solo nel 969 Ottone I di Sassonia unì la diocesi, il castello e le proprietà alla sede di Treviso — città che fu sede episcopale non prima del quarto secolo e che fra il settimo e il nono si estese verso questo territorio, a spese di diocesi antiche o piccole e di monasteri benedettini.

Per Bassano, il periodo successivo si apre colla prima notizia della pieve di Santa Maria, nel 998: con il castello, citato per la prima volta nel 1150, costituì il nucleo più antico della città.

Info utili

Dove si trova
Bassano del Grappa, Asolo (TV, VI)