Storia · 4 min di lettura

Torcello, perché il sedile in pietra non è il trono di Attila

Nella piazza di Torcello c'è il trono di Attila, un seggio di pietra: era probabilmente dei tribuni che rendevano giustizia, e Attila non ci arrivò mai.

Il trono di Attila a Torcello: il seggio di pietra sul prato davanti alla basilica e al campanile
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Nella piazza di Torcello, isola della laguna nord di Venezia, c'è il trono di Attila, un seggio di pietra di un solo pezzo davanti alla basilica di Santa Maria Assunta. Attila però non mise mai piede nell'isola: il seggio era probabilmente dei magistrati che rendevano giustizia.

Il seggio di pietra in piazza

Il trono di Attila ha i braccioli e sta sul prato, vicino al museo. Sullo schienale si vede una rozza incisione dello stemma di Torcello, e più in basso, sul davanti, lo stemma sbiadito di un vescovo torcellano, diviso in due campi: in alto una croce, in basso una curva che non si riesce a leggere.

Il seggio non era sempre stato lì. Nicolò Battaglini, nel 1871, ricordava incisioni del secolo prima che lo mostravano appoggiato con lo schienale alla facciata del Palazzo Pretorio, o del Podestà, nell'angolo con il Palazzo del Consiglio. Quando il Pretorio fu demolito per intero, il seggio fu spostato in mezzo alla piazza, forse perché nella dispersione dei materiali non venisse venduto o distrutto. Il Palazzo del Consiglio, del Trecento, dove si riuniva il consiglio dei nobili dell'isola, e il Palazzo dell'Archivio, del XII secolo, ospitano il Museo di Torcello, fondato nel 1872 sotto la direzione dello stesso Battaglini e inaugurato nel 1889.

I tribuni che rendevano giustizia

Su che cosa fosse il seggio le opinioni sono state molte, e la più diffusa è che appartenesse agli antichi tribuni, i rettori dell'isola prima dei Podestà, che vi sedevano per rendere giustizia in pubblico. Altri lo ritenevano una sedia vescovile: di pietra forse per alludere alle parole del Vangelo, «Ed io ti dico: tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa», e portata in piazza da una chiesa; o la cattedra prescritta dall'antico rito patriarchino, che nelle chiese dell'Estuario durò fino alla metà del secolo XV.

Battaglini, nel suo libro su Torcello, scriveva che la scranna non mostra di certo i segni di una grande antichità, e che il popolo la chiamava Poltrona di Attila senza sapere che Attila non mise mai piede nell'isola.

Il 452, Aquileia e Altino

Edoardo Rubini racconta come andò l'invasione. Nel 452 settantamila Unni dilagarono nella Pianura Padana. Il 18 luglio, dopo tre mesi di assedio, presero Aquileia, fino ad allora sfuggita alle invasioni, e la rasero al suolo; l'arcivescovo Secondo si rifugiò a Grado, che si riempì di aquileiesi. Caddero anche Concordia e Padova. Gli Unni assediarono poi Altino, ma senza conquistarla: gli altinati si salvarono rompendo gli argini e allagando i dintorni.

Attila avanzò fino a Milano senza trovare resistenza e si fermò sul Po, all'Ager Ambulejus vicino a Roncoferraro. Lì incontrò l'ambasceria del prefetto Trigezio, del console Avienno e di papa Leone I, e dopo l'incontro riportò le sue truppe oltre il Danubio senza chiedere nulla. Per questo Rubini esclude «nel modo più assoluto» che il sedile di Torcello fosse il suo trono: l'assedio degli Unni andò a vuoto e nell'isola non arrivarono mai.

Gli Unni e i Longobardi

Per Rubini è un errore comune pensare che i Veneti si siano spostati verso la costa per l'invasione degli Unni. Quella invasione durò pochi mesi e al massimo spinse per la prima volta le comunità venete a ripararsi nei porti e negli empori che già erano loro, forse anche a Rivoalto. I trasferimenti stabili e definitivi vennero con l'invasione dei Longobardi, che durò un paio di secoli circa.

A Torcello andò allo stesso modo: l'isola era abitata già in epoca romana, una prima migrazione arrivò nel V secolo in fuga dagli Unni, e nel VII secolo vi si stabilirono gli abitanti di Altino incalzati dai Longobardi. La leggenda dice che salirono su una torre, il torricellum, e da lì scelsero l'isola. La pietra di fondazione della cattedrale, murata a sinistra del presbiterio, porta la data del 639.

La leggenda e la fortuna

Il racconto popolare vuole che Attila si fosse fermato proprio a Torcello e si fosse fatto scolpire il trono per governare da lì le terre appena prese. Un'altra credenza dice che sedersi sul trono porti fortuna alle donne che vogliono un figlio: chi ci si siede resterebbe incinta entro l'anno. Sulla stessa isola, il Ponte del Diavolo è un ponte di pietra senza parapetto, come i ponti veneziani più antichi.

Info utili

Dove si trova
Venezia (VE)
Coordinate
45,49767 N, 12,41753 E (Torcello) · Apri su Google Maps

Fa parte di: Piazze e monumenti del Veneto